Allattamento prolungato, cosleeping, maternità ad alto contatto: stili di accudimento e “intrusione educativa”

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“Vivimi senza paura
Anche se hai tutto il mondo contro
Lascia l´apparenza e prendi il senso
E ascolta quello che ho qui dentro”
-Laura Pausini-

Una donna cammina in un supermercato, con il suo carrello della spesa, fra le corsie. Lo riempie  con i suoi prodotti preferiti. Alla cassa, un’ altra donna le si avvicina, guarda il carrello, e la apostrofa dicendole: “ma perchè ha comprato questi cereali? Non sa che quegli altri fanno meglio alla salute? E come mai gli assorbenti con le ali? Perchè il caffè decaffeinato? Non sa che il cioccolato fondente è migliore di quello al latte?”

Non proseguo oltre, credo tutti abbiate pensato nella migliore delle ipotesi che la signora è una gran rompiscatole, nella peggiore, che è una matta scatenata  🙂

Quando si tratta di bambini, però, lo scenario cambia: è esperienza comune di ogni mamma, infatti, che qualche signora le si sia avvicinata, ai giardinetti, al supermercato, in coda alla posta ecc, fornendo suggerimenti non richiesti: “ma non gli mette/toglie il cappellino? Fa caldo! Guardi che è messo storto! Ma non è grande per il ciuccio? Ma gli dà già il biscotto?” ecc..
Negli anni, mi sono data una spiegazione di questo strano fenomeno: i bambini non appartengono solo ai propri genitori, ma anche “alla comunità”..sono il futuro della specie, patrimonio comune, ed in questo senso, ci si può sentire in dovere/diritto di dare un consiglio, un indirizzo, di suggerire una linea educativa.
A volte però, questo genere di suggerimenti, sfocia in discussioni agguerrite… noi mamme siamo creature multiformi…sappiamo essere affettuose ed accudenti, capaci di cantare ninne nanne con voce flautata ed essere fatine di miele e zucchero per i nostri bambini..ma pronte a difernderci con le unghie e con i denti se qualcuno mette in discussione il nostro stile educativo.
Anche perchè quello stile spesso non è improvvisato, ma ce siamo studiato, lo abbiamo letto sui manuali, lo abbiamo pensato e voluto fortemente, e guai a metterlo in discussione.
Da psicologa che si occupa di prima infanzia, ho osservato però che l’adesione ad un metodo, qualora sia intesa in modo rigido, può creare delle forzature, dei casi in cui una linea educativa “di massima” viene invece assolutizzata e  diventa una bandiera, quasi una fede…volevo quindi provare a fare il punto su quali possano essere le cose importanti, dal punto di vista psicologico , in merito agli stili di accudimento.
Per farlo, faccio un passo indietro fino ad arrivare alla mia amata teoria dell’attaccamento: è ormai dimostrato da corposissimi studi e letteratura in merito, che un buon contatto, una relazione positiva fra chi eroga le cure, detto ‘caregiver’ (mamma o papà) e il bambino, nei primissimi anni di vita, è fonte di benessere psichico e predispone a buone e soddisfacenti relazioni in età adulta.
Al contrario, un attaccamento non sereno nella primissima infanzia,  predispone a disturbi psicologici e relazioni affettive disfunzionali. 😦
Quindi, sappiamo che in effetti l’attenzione su come accudire il proprio bambino nei primi mesi/anni di vita, non è affatto immotivata.

Ma quale, fra le mille scelte che si possono fare, garantisce il maggior benessere nella relazione madre-bambino?

Lettone sì, lettone no? Allattamento ad oltranza o guai a superare i sei mesi? Ciuccio= il male assoluto oppure ciuccio= salvezza totale?
Quale scelta è quella giusta?
La mia risposta è: nessuna A PRIORI, ovvero nessuna che prescinda dall’osservazione del clima emotivo relazionale e del feedback fornito dalla coppia madre-bambino.
Facciamo degli esempi: il tenere il bambino nel lettone (co-sleeping) è un’abitudine radicata in moltissimi paesi del mondo, favorisce l’allattamento al seno perchè il bambino è sempre a disposizione, favorisce l’instaurarsi di un rapporto fisico ed affettivo (il bambino è a portata di coccole)..ma questo vale SEMPRE?
Io credo che sia piuttosto rischioso rispondere di sì. Credo che l’atteggiamento con cui il genitore  E IL BAMBINO (che non può parlare ma può dare un sacco di segnali per far capire la sua attitudine) vivono quella pratica educativa, sia fondamentale.
Al genitore fa piacere? Al genitore pesa? Il genitore riposa a sufficienza? Ha mal di schiena al mattino? Come è il suo umore?
E il bambino? Sembra contento? Scalcia o sembra insofferente? Riposa bene?

Insomma, avete capito.

Cioè, se lo scopo è UNA BUONA RELAZIONE, serena, affettiva, bisogna che quella pratica, quale che sia, renda i genitori e il bambino sereni e tranquilli. L’alto contatto quasi sempre facilita la buona relazione, ma in situazioni particolari, può anche non essere così.
Occorre valutare caso per caso dandosi il tempo di osservarsi ed osservare il proprio bambino.
La stessa cosa per l’allattamento al seno: l’OMS lo consiglia vivamente come alimento ESCLUSIVO fino almeno a sei mesi, e poi a richiesta ancora fino a due anni e oltre.
Ciò non significa che si debba sentirsi spinti ad allattare per forza..e non sto parlando di problemi o difficoltà temporanee, che tutte le mamme possono passare (alzi la mano una mamma che non abbia avuto dei momenti di stanchezza o sconforto!!) e che quasi sempre possono essere risolte rivolgendosi ad un buon consultorio o ad una consulente della leache league..se però nonostante i suggerimenti l’allattamento viene vissuto come un’ imposizione ed una sofferenza continue, occorre riflettere su quale sia la priorità..meglio una mamma felice e tranquilla, o una mamma che allatta fra le lacrime e provando in ogni momento rabbia e/o frustrazione?

Purtroppo le intrusioni educative,  quelle della signora ai giardini, di zie, nonne, suocere, quelle dei media, dei social, perfino della manualistica e degli “esperti”, non sempre aiutano, anzi possono essere addirittura di ostacolo, specie con mamme che per loro tratti di personalità ci tengono molto a fare le cose bene e perseguire un modello educativo, il che è un’ottima cosa, se non diventa una gabbia che impedisce di osservare la relazione.
Oltretutto ci sono esperti parimenti titolati che portano pareri diversi fra di loro, confondendo ancora di più le neo-mamme.
Certo, alcuni argomenti sui quali c’è molta ricerca e letteratura univoca esistono…ad esempio: non è vero che un bambino che sta molto vicino a mamma e papà non diventa autonomo, anzi, è proprio il contrario: la presenza di una “base sicura” (quindi un rapporto stabile e vicino con mamma e papà), è statisticamente correlato a bambini più autonomi ed esplorativi.
Idem per i risvegli notturni, la necessità di allattamento a richiesta, il lettone: studi importanti dimostrano che un neonato che cerca la prossimità fisica con la madre, e si sveglia spesso piangendo e chiedendo di ciucciare, è un bambino SANO, perchè si sta garantendo la sopravvivenza. Ricordiamoci che siamo mammiferi e primati, e ci siamo evoluti da sempre, aggrappandoci alla pelliccia di mamma. 🙂
Inoltre, chi dice che dopo i sei mesi il latte diventa acqua, dice una cosa scientificamente assurda: il latte è sempre latte, è un alimento che cambia la sua composizione a seconda delle esigenze del bambino adattandosi, in un complesso sistema di domanda-offerta; cambia a seconda delle ore del giorno e dell’età del nostro bambino; ha una percentuale di acqua al suo interno, certo, ma non è minimamente paragonabile all’acqua.
Oppure lo svezzamento: già in un precedente post ho spiegato che è un passaggio importante e delicato, che è dimostrato che non vi sia necessità di alcun alimento aggiuntivo oltre al latte almeno fino ai sei mesi, o anche fino a quando il bambino non abbia competenze motorie sufficienti per reggersi seduto, e che si può fare in modo dolce, lasciando che il bambino assaggi gradualmente i vari alimenti, senza togliergli completamente il seno dall’oggi al domani, esponendolo ad un (seppur magari piccolo) trauma.

Gli argomenti sono molti…informarsi e fare scelte consapevoli su salute, sonno, alimentazione, è importantissimo, ma non può essere slegato dal caso singolo…i bambini sono tutti diversi…non ci può essere la cosa giusta da fare che sia standard: chi ha due figli può confermare: uno ama la fascia, l’altro il passeggino, uno non ha mai preso il ciuccio, l’altro lo usa per consolarsi..gli esempi sono infiniti.

Una volta, uno psicoanalista mio supervisore mi disse: studia, studia con impegno i manuali, la teoria, le ricerche, fanne tesoro…ma quando sei a contatto col paziente dimenticatela, ascolta il controtransfert (le sensazioni “di pancia” interne all’analista).

Il mio consiglio è lo stesso…informatevi, approfondite, leggete…ma soprattutto ascoltatevi, interrogate l’istinto, ogni tanto fate piazza pulita di tutti gli insegnamenti e i condizionamenti e sintonizzatevi su ciò che fa stare bene voi e il vostro bambino.

Se avete difficoltà, ricordatevi che lo psicologo può coadiuvarvi in questo processo, in quanto non fonisce “insegnamenti” ma vi aiuta a fare luce su quelli che sono i desideri e le tendenze più profonde della vostra psiche 🙂

 

Bibliografia essenziale:

Ammaniti M. & Stern D.N.(a cura di) (1992): Attaccamento e psicoanalisi, Laterza, Bari.
-Bowlby, J.(1982): Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina Editore, Milano.
Bowlby, J.(1989):Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina Editore, Milano.
Sunderland M. (2007). Il tuo bambino, come educarlo e capirlo. Tecniche nuove, Milano,

Sitografia:

http://www.lllitalia.org/

http://www.autosvezzamento.it/

6 pensieri su “Allattamento prolungato, cosleeping, maternità ad alto contatto: stili di accudimento e “intrusione educativa”

  1. Ha scritto parole che avrei scritto io stessa da collega e da madre.. vittima come tutte di intrusioni, e che proprio ora sta ora comprando tutti i manuali esistenti sull’attaccamento che possano in un qualche modo giustificare le prese di posizione che devo difendere quotidianamente da una cultura ignorante e parecchio intrusiva..

  2. Salve, articolo molto interessante.
    Nell’articolo leggo :
    “studi importanti dimostrano che un neonato che cerca la prossimità fisica con la madre, e si sveglia spesso piangendo e chiedendo di ciucciare, è un bambino SANO”
    sarei interessata a saperne di più, potrebbe indicarmi i riferimenti agli studi o alcuni riferimenti bibliografici dove trovarli sintetizzati? Grazie e buona serata

    • Buongiorno Sara, il corpus di ricerche sull’attaccamento dimostra in modo inequivocabile che la ricerca di vicinanza e contatto con la mamma appartiene all’istinto di tutti i neonati e non costituisce un problema, anzi, bambini che non ricercano il contatto con le figure di riferimetno, hanno probabilmente interiorizzato l’idea che tali adulti non siano disponibili. L’autore principale che ha studiato questi fenomeni è Bowlby, e se cerca “teoria dell’attaccamento” trova davvero una mole di studi incredibile! Mi riprometto di pubblicare un post in cui sintetizzare le scoperte più rilevanti di questa teoria, mi ha dato un buono spunto, grazie!!

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