Il ragnetto e il camaleonte, ovvero: come conciliare gli opposti?

Aggiornato di recente

Mi occupo spesso di consulenza e sostegno genitoriale, non è psicoterapia di coppia (che ha obiettivi, tecniche e tempistiche diverse), ci si concentra sulla risoluzione di problemi che riguardano i figli (disturbi di ansia, tic, problemi scolastici, enuresi, disturbi alimentari, ecc).
Molte volte durante questo genere di consultazioni, incontro coppie di genitori con caratteristiche diverse.
Utilizzerò una di queste coppie come spunto per una riflessione con voi….
Si presentano in seduta i genitori di un bimbo di sette anni, e noto che in effetti hanno caratteri opposti..Ying e yang, luce e ombra, Shreck e Ciuchino…mettetela come volete, ma insomma, si nota che si sono scelti per differenza, piuttosto che per assonanza.
Tale differenza, che è certamente una ricchezza e una possibilità di crescita, a volte li ostacola nella gestione di problemi concreti legati a loro figlio, perchè non sono in accordo su come gestire capricci, momenti di crisi ecc.

Lei mi appare conservatrice, razionale, impulsiva, sempre in movimento, estroversa, ha necessità di sicurezze, come un ragnetto che ovunque va costruisce la sua rete, tesse fili e relazioni, e adatta e plasma l’ambiente in cui si trova per sentirsi sempre come a casa.

Lui invece è più sperimentatore, distratto, riflessivo, introspettivo, tranquillo, pensatore, un fiume che scorre lento, un camaleonte che si sente a casa dappertutto, perché lascia che l’ambiente gli parli e si adatta lui stesso “cambiando colore” a seconda dei luoghi e delle situazioni.
Fra i temi che trattiamo relativi a loro figlio, emerge grande disaccordo sulla scelta dello sport:

-Lei: io vorrei che il bimbo facesse uno sport di squadra…lo vorrei perché è troppo individualista di carattere, introverso, gli piace molto stare da solo e fare attività in solitudine, in più è molto competitivo ed ha bisogno di imparare a stare con gli altri, a condividere, ad accorgersi che l’altro esiste, a non arrabbiarsi quando deve stare in panchina, a capire che le vittorie sono merito del gruppo e non sempre e solo del singolo.
-Lui.: ma scusa, quale sport? Per basket e pallavolo è troppo basso, rischia di essere frustrato perché sarebbe il peggiore della squadra..rugby o calcio nemmeno a parlarne, è troppo esile di fisico..che senso ha fargli fare delle cose per le quali non è portato?E poi se deve fare parte di una squadra dovrebbe fare qualcosa che lo coinvolga appieno, per più giorni a settimana, con tornei, allenamenti ecc, altrimenti il senso di squadra non si crea, quindi a cosa servirebbe? Uno sport di squadra fatto una volta a settimana non ha senso.
-Lei: ma non è detto! Pallavolo ad esempio, fatta una volta a settimana..non devi essere per forza altissimo, ci sono altri bambini più o meno alti come lui, e comunque lo costringerebbe a relazionarsi con gli altri, imparare a passare la palla, a non far ruotare tutto su di lui, a tollerare le frustrazioni.
-Lui: lui però vuole fare judo..
-Lei: eh certo, un altro sport individuale…piuttosto allora danza come faceva due anni fa, che gli piaceva e si doveva coordinare con gli altri nelle coreografie.
-Lui: danza non lo considero nemmeno uno sport, e poi si fa comunque in modo individuale…questa cosa delle coreografie è una stupidaggine, non cercare di spacciarlo per sport di squadra!!

Pallavolo..judo..danza….non ne venivano a capo.

Il dubbio di questi genitori fa emergere un tema che, lavorando con i bambini, mi sono trovata a trattare più volte, con genitori ma anche con educatrici di nido nei gruppi di formazione.
Come ci si deve comportare riguardo alla libertà di scelta individuale?

“Imporre” qualcosa che va in controtendenza rispetto al carattere e alle attitudini dei bambini in modo che sviluppino ciò che per loro è più difficile?

Assecondare invece la loro indole, lasciando che facciano ciò che gli piace e per il quale sono spontaneamente più portati, che però non li aiuta a smussare lati del carattere o a sviluppare competenze diverse da quelle che hanno già?

Qual è il limite nel quale il sostegno diventa costrizione e l’eccessiva libertà diventa mancanza di una guida?
Plasmare o lasciar  scorrere?
Ragnetto o camaleonte?

Voi come la pensate?

7 pensieri su “Il ragnetto e il camaleonte, ovvero: come conciliare gli opposti?

  1. Io sono per il ragnaleonte….. il compromesso in questo caso specifico sarebbe il judo. Le arti marziali sono sì individuali ma negli allenamenti c’è collettività e mutuo aiuto tra i più alti di grado e i principianti. In linea generale, sono per la sperimentazione di varie attività su sollecitazione del bambino e delle sue predisposizioni naturali e mai come imposizione dall’alto. Detto questo, sono convinta che il genitore debba assolutamente fare manovre di aggiustamento (esempio, se l’ambiente calcio è giudicato negativo ma il bambino vuole fare assolutamente calcio, si può ripiegare sul calcetto). Tener conto delle predisposizioni fisiche è anche importante, se si parla di sport. Magari non l’altezza, prematura da valutare, ma non trovo giusto iscrivere un bambino esile a rugby perché “si deve irrobustire” o una bimba robusta a danza perché vorremmo fosse più aggraziata… queste sono forzature da evitare totalmente, a mio parere.

  2. non lo so…io con mia figlia grande ho cercato sempre di sperimentare…conclusione? Ha otto anni e ha provato..nuoto..pattinaggio…basket..danza..le ha poi mollate tutte queste attività! Quindi mi chiedo, troppa libertà da parte di mamma e papà o poco impegno da parte sua? Comunque….proveremo pallavolo!!!! 🙂

  3. Eccomi e benvenute nel blog 🙂
    In questo come in altri casi, mi rendo conto che lavorare con i bambini significa affacciarsi ad un mondo veramente complesso..non credo in soluzioni universali (e ormai per esperienza clinica diffido grandemente di chi ha ‘la verità nel taschino’, ma credo che ci siano alcune cose che possano aiutare, in una scelta di questo genere:
    1 esplorare le ASPETTATIVE del genitore, perché ci aiuta a non cadere nell’errore ben descritto da Silvia-C (es. una mamma che magari desidera una figlia ballerina così tanto da non accorgersi che non ha il fisico adatto); tenete conto che aspettative sui propri figli, più o meno inconsce, ce le hanno tutti i genitori (comprese le mamme psicologhe!), cercare di renderle più consapevoli fa sì che tali aspettative abbiano meno ricadute sui bambini;
    2 Mediare fra varie istanze, per trovare una situazione che sia rispettosa del carattere e delle inclinazioni del bambino, ma lo spinga a migliorarsi ed evolvere (Vygotskji, un grande psicologo e pedagogista, la chiamava ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE). Inoltre, rendendo esplicito al bambino il percorso di mediazione, forniamo un esempio prezioso insegnandogli come si possono risolvere i problemi.

    • La misura per capire il limite lo danno i nostri figli e la nostra sensibilità nel capire dove fermarsi e dove insistere. la crescità e la maturità è sempre dolorosa per cui è sostanzialmente triste quando si matura. Non è importante fare, ma riuscire a dare ciò che può diventare un figlio. Fare il genitore è il mestiere più difficle al mondo fare i genitori è quasi impossibile se non c’è alla base un filo conduttore comune tra la coppia.

  4. Buonasera, sono una mamma di 4 bambini.Parlo in base alla mia esperienza con il mio primo figlio.
    E’ un bambino di quasi 11 anni, molto sensibile, dal temperamento individualista. Avevamo scelto il basket quando aveva 6 anni per farlo uscire un po’ dal suo guscio (la sua passione è stare in casa a leggere o a fare qualcosa di tranquillo). Devo dire che questa scelta in “controtendenza” si è rivelata vincente, alla pari della decisione di iscriverlo in prima elementare a una scuola più multietnica e numerosa (terapia d’urto…). Mi sembra che tutto questo l’abbia aiutato tantissimo ad aprirsi e a prendere fiducia nelle sue possibilità. La mia seconda figlia invece è vulcanica ed estroversa: con lei abbiamo assecondato la sua energia e la sua voglia di fare e stare con gli altri. Quando mi dice : “Mamma mi annoio!” cerco di proporle qualche attività tranquilla in casa a sua scelta. Grazie per il suo bellissimo blog e complimenti!
    Olga Smeriglio

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