Spoiler alert: cinque cose che nessuno vi dirà sull’essere mamma

Io con le mamme ci parlo ogni giorno, ascolto le loro preoccupazioni, condivido le loro lacrime, rido con loro e gioisco con loro, parlare con le mamme è la parte che preferisco del mio lavoro. ❤
Allora in questo giorno speciale, voglio dirvi un po’ di cose che ho capito. Sono cose che vanno un po’ controcorrente, rivoluzionarie, condividetele solo con persone speciali, mi piacerebbe che si creasse una piccola carboneria di ‘mammitudini’ alternative 🙂
Partiamo quindi con questi cinque spoiler!

Primo:  mantenete la bussola, non fatevi rincoglionire (termine psico-tecnico!) dalla pressione della società e degli altri, mantenete il focus su quello che è veramente importante per voi e per i vostri figli. In questa epoca social dobbiamo sempre essere tutte performanti, truccate, pettinate, sempre sorridenti, mai scazzate, efficienti ed efficaci, dobbiamo saper fare tutto e i nostri figli devono essere anche loro sempre sorridenti,  vestiti bene, non tirannici e mai capricciosi… Certo. Come no.

La verità amiche mie è che queste cose sono marginali, a vostro figlio per il compleanno non gliene frega un cavolo di avere 800 invitati, i clown, gli animatori, gli sbandieratori, i fuochi artificiali, la torta di pasta di zucchero di 7 piani (per la preparazione della quale vi siete dovute impegnare l’orologio d’oro dello zio Venanzio e smadonnato di notte di fronte a tutorial del boss delle torte) L’equazione (infallibile) del piccolo Mugnaio Bianco recita:  “per quanto scenografica e buonissima sia la torta che avete fatto, vostro figlio vi dirà SEMPRE che voleva “a totta coee steiine” (torta pan di stelle, mulino bianco, carrefour reparto biscotti, costo: €5,19). 
A vostro figlio servono amici del cuore, bimbi che può frequentare spesso e con i quali crescere e rapportarsi, serve che voi manteniate buoni rapporti con nonni e zii, cugini, servono prati per giocare a palla, giochi stupidi organizzati PER e CON loro (alcune idee incredibili ed innovative: gioco della scopa, nascondino, caccia al tesoro, rialzo, ecc).
Fregatevene di questa sovraesposizione social che rende tutti apparentemente performanti e felici, sappiate che le altre mamme sono come voi, ignorate ciò che si dice nei gruppi Whatsapp (le mamme su Whatsapp si trasformano in creature chimeriche, metà ansia e metà spammatrici di foto inutili)  e comunque i figli non vogliono delle mamme perfette, anche perché con una mamma perfetta ci si sente a propria volta in dovere di essere perfetti (ansiaaa!!), i figli vogliono delle mamme felici, realizzate, serene il più possibile, che vivano la loro vita, fatta anche di cose che non li riguardano, a meno che non vogliate crescere dei narcisi indolenti e passivi, convinti che tutto ruoti intorno a loro; datemi retta, lasciate perdere, fate un favore alle vostre future nuore e ai vostri futuri generi.

Secondo: i vostri figli hanno bisogno di voi per un sacco di cose diverse, non solo perché li coccoliate e li ammiriate nelle cose che fanno, ma anche perché sosteniate la loro crescita e li alleniate ad affrontare le difficoltà. Quindi non cercate di togliere davanti a loro tutti gli ostacoli, lasciateglieli affrontare, dategli la possibilità di scoprire la loro forza di carattere, la loro resilienza, alternate momenti in cui fate voi per loro a momenti in cui lasciate che facciano loro per loro stessi, abbiate cura di tutte e due queste parti dell’essere genitore: proteggere e allenare alla vita.
Stessa cosa dicasi per le emozioni, i bambini non hanno bisogno che gli togliate le emozioni negative (vedi anche post QUI: ), nessuno desidera essere distolto da un’emozione che prova, non dovete sempre distrarre, distogliere, razionalizzare, compensare: la vostra presenza e vicinanza anche mentre i vostri figli provano emozioni forti, è tutto ciò che serve.

Terzo: i vostri figli vi amano, non dimenticatevelo, mai, nemmeno quando vi dicono ‘brutta, cattiva, ti odio’, un genitore non è degno di essere chiamato tale se il proprio figlio non ha pensato almeno un po’ di volte ‘ti odio’, la forza che li spinge ad entrare in contrasto con noi non ha nulla a che fare con il legame, il pensare che vostri figli non vi vogliano bene insinua un tarlo shakespeariano nella vostra testa e non vi consente più di fare il vostro lavoro, di andare fino in fondo quando sentite che dovete mettere un limite e tenere duro. Ah, per inciso: il 70-80% del lavoro del genitore, ad ogni età, è semplicemente resistere resistere resistere, tenere duro, tenere duro quando abbiamo detto no e loro insistono, tenere duro quando ci sollecitano in ogni modo e testano la nostra tenuta per vedere se siamo in grado di reggerli e contenerli, fare il vigile urbano, il cane da guardia, la quercia secolare (scopri QUI il metodo quercia), essere un punto fermo, un porto sicuro nel quale approdare anche durante la burrasca.

Quarto: i bambini ci mandano segnali, in continuazione, molti di questi segnali sono mascherati, cercate di non credere al messaggio superficiale ma di leggere quello più profondo, anche quando vi stanno dicendo ti odio sei cattiva in realtà stanno dicendo ho bisogno di te, aiutami ad affrontare questo limite, aiutami a gestire queste emozioni forti, non vi fate fregare dai messaggi mascherati, perchè anche quando non sembra, loro hanno bisogno di voi, voi siete davvero importanti. Parallelamente, ricordatevi che non tutto dipende da voi,  noi mamme certamente siamo professioniste nel fare errori e ci prendiamo le nostre colpe, ma con buona pace di Freud dovete sapere che i figli nascono con un loro temperamento individuale, e nel loro percorso incontreranno educatori, insegnanti, maestre, amici, amori, preti e allenatori, compagnie ‘buone’ e ‘cattive’, persone che influenzeranno la loro crescita, rilassiamoci, non dipende sempre tutto da noi.

Quinto: se sentiamo che invece siamo proprio noi che sbagliamo alcune cose, teniamo a mente che possiamo riparare, non siamo onnipotenti, diamo per assodato che molte volte sbaglieremo o non saremo in grado di aiutarli, se ci rendiamo conto di fare degli errori ripariamoli in seguito, questo comportamento servirà loro da esempio ed apprenderanno a chiedere scusa e a rimediare agli errori. (Le future nuore ringrazieranno). Se ci accorgiamo che su certe cose sbagliamo sempre, sempre sulle stesse, andiamo a fondo nel comprenderle; a fare i genitori si impara implicitamente dai propri genitori e a volte questo comporta delle difficoltà, sappiate che non basta cercare di ‘fare il contrario di quello che faceva mia madre’, la cosa che funziona di più è prendersi uno spazio per ripensare alla propria esperienza di figlio e costruirne una narrazione alternativa, vi consiglio caldamente di farlo se vi rendete conto che ci sono dei nodi aspri che si ripetono sempre e che non riuscite a dipanare, fatelo senza paura perché rileggendo la vostra storia di figli cambierete completamente quella di genitori.

Concludo con due cose, una per i papà, i mariti e i compagni: abbiamo bisogno di voi, i figli sono impegnativi e bisogna affrontarli in assetto da falange romanaabbiamo bisogno di fare squadra, non abbiamo bisogno che ci razionalizziate le cose e spesso nemmeno che ci troviate chissà quali soluzioni a stanchezze e problemi che sono fisiologici, a volte vogliamo solo lamentarci e che voi possiate reggerlo (Sì, a volte anche il lavoro del partner è semplicemente quello di reggere).

Un suggerimento salvavita per i papà: evitate frasi come “sei sempre nervosa!”, “devono arrivarti le tue cose?” “Mi sembri tua madre!”, apprezzabili invece frasi come “tesoro riposati ci penso io ai piatti stasera”, “tesoro perché non lasciamo stare i lavori per adesso e ci sdraiamo insieme sul divano a farci due coccole?” (no, metterle una mano sulla tetta dopo 3 secondi netti non rientra nel concetto di “farsi le coccole”), “ti ho comprato il cioccolato fondente e il rum Zacapa invecchiato, te ne porto un goccetto?”.

Il mio ultimo pensiero è per una carissima amica che non riesce ad avere bambini: come tante altre donne ha vissuto più volte la gioia del test di gravidanza e la fatica di non riuscire a portarla avanti, il lutto, la speranza e la disperazione…questa amica mi ha fatto da mamma molte volte, mi ha accudita in momenti difficili come quelli in cui stavo per perdere anche io il mio bambino, mi ha coccolata, spronata, mi ha portato le schifezze perchè io potessi mangiarle a letto e si è sobbarcata fatiche perché io potessi riposare, mi ha sostenuta moralmente e operativamente, ha fatto tutto ciò in modo assolutamente naturale ed identico a quello di una madre qualsiasi. A lei e a tutte le “diversamente mamme” va il mio abbraccio più stretto in questa giornata, vi auguro di riuscire a trovare un senso per ciò che vi sta accadendo e di poter comunque esprimere tutto l’amore e la bellezza che c’è in voi.

AUGURI!!

FFF Frecce, Figli e Faretre

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“E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
(….)
Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.”

La celebre poesia di Gibran, nella quale i figli vengono paragonati a frecce, ci serve per introdurre il tema del post di oggi, ovvero la correlazione fra stile educativo genitoriale e autonomia.

Per sviscerarlo, voglio raccontarvi due episodi:

1-      Vado a riprendere mio figlio al Camp di scienzattiva (www.scienzattiva.it ) e uno dei responsabili, dopo aver lavorato una settimana con i ragazzi, fa un discorso a tutti i genitori, che suona più o meno così: “si usa spesso la metafora delle frecce per descrivere i figli…ma alcuni di voi queste frecce le tengono ancora nella faretra o le scoccano troppo vicino!!Avete dei figli intelligenti, curiosi, capaci..lasciateli sperimentare..”

2-      Ascolto il racconto di una persona riferito ad un esimio pediatra, che di fronte ad una mamma un po’ insistente che chiedeva, fra vari sport molto elitari, quale fosse il più adatto a suo figlio, le consigliò (e glielo mise anche per iscritto) “SPORT DA CORTILE”

Questi due episodi hanno a che fare con lo stesso argomento: quanto lasciamo liberi i nostri figli di sperimentare? Dove si situa il confine tra l’incoscienza e il lasciar sperimentare, o fra la protezione e il controllo?
Ci sono alcune cose da tenere presenti. Ogni comunicazione che facciamo ai nostri figli, contiene anche una comunicazione sottesa, un doppio livello. Se diciamo “ ti aiuto io”, stiamo ANCHE sottintendendo “tu da solo non sei capace”.
Ogni volta che ci sostituiamo ai nostri figli in qualcosa che sarebbero in grado di fare da soli, gli “rubiamo” un pezzettino di autostima perché non consentiamo loro di auto-esperirsi come efficaci.
Ovviamente prendersi cura di un figlio è  un compito complesso, poiché richiede un buon adattamento tra stadio evolutivo del bambino e ambiente, tra esigenze del bambino e opportunità offerte dal contesto…non è certo sufficiente pensare di lasciar sperimentare TUTTO..occorre un sforzo non indifferente per capire CHI E’ il bambino che abbiamo davanti, e cosa realmente è in grado di fare, per proporgli dei compiti che siano sfide accessibili e realisticamente affrontabili.

Se mettiamo l’asticella troppo in alto, esponiamo il bambino ad una continua frustrazione.

Se mettiamo l’asticella troppo in basso, “prendiamo in giro” il bambino e sottostimiamo le sue capacità, il che porterà, alla lunga, ad una distorsione cognitiva da parte del bambino stesso: anche lui inizierà a sviluppare un’autovalutazione negativa, giudizi severi verso se stesso, continui dubbi sulla propria efficacia, sentimenti di inferiorità.

Ma perché questo accade?
Ci sono genitori che mostrano uno stile di accadimento chiamato ipercoinvolgimento/protettivo (over-involved/protective) ..si tratta di una modalità di relazione invasiva ed ansiosa che non permette al bambino di affrontare le sfide naturali della vita e impedisce lo sviluppo delle abilità di gestione delle difficoltà.
Sono genitori che magari sono ansiosi o perfezionisti in maniera mal adattiva..può succedere, magari a loro volta hanno avuto genitori iperprotettivi o controllanti e non si rendono conto di applicare uno stile analogo.
Pensiamo ad una mamma che continuamente dice al proprio bimbo “Non fare quello che ti fai male!Fermo! Lascia stare, faccio io.. attento che cadi!  “ e così via….
Che cos’ è più importante, per un bambino? IL NON CADERE MAI (il che è impossibile, fra l’altro, è solo una piccola fantasia onnipotente che culliamo noi madri, che i nostri piccoli non si facciano mai nemmeno un graffio), oppure L’IMPARARE COME SI FA A NON CADERE?
Se noi togliamo tutti gli spigoli, mettimo via i ninnoli, scotchamo i cassetti, come potrà imparare il piccoletto a non pinzarcisi dentro le dita?
(Ovvio, non vi sto dicendo di lasciare la cristalleria di Boemia su un ripiano accessibile ad un infante di un anno).
Ma poi, siete proprio sicuri che i bambini NON SIANO CAPACI a fare qualcosa, solo perché voi credete che non lo siano? Sicuri sicuri?
Ho visto un video di bambini svedesi di scuola materna che utilizzavano martello e chiodi. Ve lo giuro. Chiodi veri, appuntiti, martelli veri. Li utilizzavano con competenza e scioltezza, mentre noi ancora un po’ e non gli diamo nemmeno le forchette per mangiare.
Ma ripeto, non soffermiamoci solo su un aspetto EDUCATIVO, affrontiamo il lato psicologico…
Un bambino cui viene data la possibilità di sperimentare, viene implicitamente ritenuto dal genitore IN GRADO di affrontare quel compito, e questo genera in lui un positivo senso di autoefficacia. Se sbaglia, riproverà, ma non si sente un inetto o un incapace.
Le frustrazioni sono NECESSARIE, generano spinte positive, voglia di trovare modi per superarle…se togliamo spigoli, frustrazioni, momenti di noia o vuoto, cosa faranno i nostri figli alla prima difficoltà vera? (Ah già, sempre per quella fantasia carina di prima, voi volete pensare che non avranno mai alcuna vera difficoltà).
Se fate sistematicamente i compiti con loro (ne parleremo di nuovo più avanti), cosa faranno in classe durante le verifiche, quando voi non ci sarete? (A meno che non optiate per la modalità Boncompagni & auricolare)..
Se in sala d’attesa dal dottore (o dalla psicologa…) gli porgete il tablet o il cellulare al primo minuto, cosa faranno quando prima o poi dovranno ATTENDERE E BASTA? (La fidanzata, una notizia importante l’appello ad un esame, ecc)..
Se gli togliete la noia perché anche a voi viene un po’ di horror vacui, ed il loro tempo libero è tutto organizzato e pianificato, non pensate che magari poi non la sapranno tollerare ed andranno in giro a cercarsi qualche emozione forte?

E allora un po’ di coraggio, guardiamo in questa faretra, abbiamo frecce scintillanti fatte per volare alte, lasciamole scoccare, lo dice pure Gibran “L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito”,dice “INFINITO”, mica dice “a portata di mano”…..

Lo so, fa paura, non crediate che io non lo sappia, sono una mamma ansiosa come voi, vivo nel 2013 e per avere un pomeriggio LIBERO con i miei figli ho dovuto lottare.. (non so perché ma automaticamente i pomeriggi si riempivano di impegni da soli, forse a causa di una legge disentropica inspiegabile), ma continuerò a difendere questo spazio e a cercare come un salmone di risalire la corrente del troppo pieno, perché sono convinta che i figli abbiano diritto al vuoto, allo sperimentare da soli, al cortile, alle ginocchia sbucciate e a tutti gli spigoli della vita, piccoli e grandi.