Renatino & Kiaramella – Una favola per imparare a mangiare bene!!

 

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C’era una volta, in un paese molto vicino a questo, un bambino di nome Renato, anche se tutti lo chiamavano Renatino.
Lo chiamavano così perché era magro… magro… ma così magro che si doveva tenere su i pantaloni con le mani mentre camminava e, quando c’era un vento forte, doveva camminare vicino ai muri, se no veniva sbatacchiato a destra e a sinistra. La mamma ogni settimana lo metteva sulla bilancia, e la bilancia segnava sempre 19 kg e 300. Passavano i giorni e i mesi, ma lui non aumentava nemmeno di un grammo.Ogni mattina, quando si svegliava, Renatino andava verso la camera di mamma e papà e scopriva che….

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Guerra a tavola: che fare?

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L’immagine della donna in tuta mimetica ci serve a sdrammatizzare sul tema di oggi, i capricci a tavola…argomento importantissimo e spesso oggetto di difficoltà per molte mamme.

Ci sono bambini che a tavola proprio non vogliono saperne…l’ora del pasto si avvicina e la mamma inizia a sentirsi ansiosa già guardando l’orologio…sa che quasi certamente anche oggi, come tutti gli altri giorni, dovrà sudare e lottare pur di fare mangiare il suo piccolo, dovrà essere furba, rapida, provare ad ingannarlo con strategie diverse o, alla peggio, dimostrarsi più forte di lui e costringerlo in qualche modo ad ingurgitare qualcosa.
Ma perchè ciò accade? E soprattutto, come si può fare qualcosa?
Per capire davvero cosa fare, è necessario fare un passo indietro, anzi due.
Primo: come mai mamme o genitori tranquillissimi, che affrontano in modo impavido capricci su giocattoli, bagnetto, nanna, si agitano così tanto nel momento del pranzo?
La risposta ce la fornisce la biologia: siamo mammiferi come gli altri, e un cucciolo che non si alimenta genera un allarme interno inconscio: danger, danger, il tuo cucciolo non mangia, diventerà debole, sarà esposto ai predatori, e certamente morirà….
Lo so, fa sorridere, ma la vostra archicorteccia (una parte antica del cervello, nella quale risiedono alcune strutture deputate agli istinti di base), se ne frega che abitiate a Torino nel 2013 e che quindi non vi sia nessun reale rischio di vita se il vostro bambino sputa le stelline formato 00 sul muro.
L’ archicorteccia fa il suo lavoro e per non saper né leggere né scrivere vi avvisa, poi fate voi.
Molto spesso i genitori reagiscono a tale allarme mettendo in atto, in assoluta buona fede, strategie “fai da te”, che anziché risolvere il problema, lo consolidano; tali strategie si basano soprattutto sul distrarre il bambino mentre mangia, utilizzando tv, giochi, canzoncine; a volte si arriva addirittura ad assoldare il marito o un parente come “giullare” ed intrattenitore ad ogni pasto
Altra strategia disfunzionale spesso usata dai genitori in difficoltà, è quella di forzare il bambino o cercare di convincerlo, promettendogli premi o punizioni.
Adottando tali comportamenti e reiterandoli per lungo tempo, il bambino peggiorerà anziché migliorare. (Parola di psico, ve lo giuro sul diploma di Specializzazione, NESSUN bambino ha mai imparato ad alimentarsi seguendo questi metodi).
Per capire il motivo, dobbiamo fare un secondo passo indietro.
La cosa fondamentale, basilare, fattore di protezione per i disturbi del comportamento alimentare in età adolescenziale, è la FIDUCIA E CAPACITA’ DI ASCOLTO nei propri segnali corporei.
Un bambino che SA dire se è sazio o no, si fida di se stesso e delle sensazioni enterocettive che gli invia il suo stomaco, mangerà il giusto.
Ve l’ho detto, siamo mammiferi, istintivamente sappiamo fare tre cose in croce, senza doverle imparare: alimentarci quando sentiamo fame, accoppiarci quando sentiamo un impulso sessuale, scappare quando sentiamo un ruggito o altro segnale che ci indichi la presenza di un possibile predatore.
Ma se il bambino viene distratto o obbligato, perderà progressivamente l’importante capacità di alimentarsi e regolare la quantità di cibo introdotto in modo autonomo, poiché abituandosi a mangiare in modo inconsapevole o forzato, non sarà più in grado di leggere i propri segnali corporei di fame e sazietà. A seconda delle caratteristiche di personalità potrà quindi assumere un atteggiamento passivo (lascio che il genitore decida per me e mangio senza limitarmi–>bambini che rischiano l’obesità), oppure un atteggiamento sfidante (ho io il controllo e se decido posso anche non mangiare–> bambini sottopeso).

Immaginate un genitore disperato che alimenta il proprio figlio di notte, mentre dorme, con un biberon di latte nel quale ha sciolto un omogeneizzato di pesce (purtroppo non è finzione, in consultazione mi è stato riportato e non una sola volta)..immaginate che sensazione corporea innaturale avrà quel bambino al risveglio..come potrà capirci qualcosa del suo corpo?
O parliamo della tv: le ricerche hanno dimostrato chiaramente che mangiando distratti si mangia di più del proprio fabbisogno, ma è questo che vogliamo? E’ questo l’obiettivo? O vogliamo che i bambini imparino ad alimentarsi in misura corretta rispetto al loro fabbisogno, con piacere e in autonomia?

In terapia con bambini che hanno problemi alimentari utilizzo un metodo che ho chiamato RI.DE.RE: si basa sul RIdefinire le abitudini alimentari e concordare con i genitori l’abbandono di tutte queste strategie; il DEcondizionare il bambino da esperienze negative (i bambini obbligati a mangiare vomitano molto spesso il cibo e tale ricordo sensoriale permane per lunghissimo tempo…avete mai fatto indigestione di qualcosa? Dopo quanto tempo avete di nuovo mangiato quell’alimento?), e il REimparare ad ascoltare il corpo, allenare quindi i bambini, con giochi e tecniche specifiche, a riconoscere nuovamente e in modo sempre più preciso, i segnali corporei di fame e sazietà.

Quindi, care mamme e papà, cercate di non obbligare mai, in nessun caso e per nessun motivo, un bambino a mangiare; fanno eccezione solo motivi medici, (ad es. la necessità di raggiungere un certo peso prima di un intervento chirurgico urgente o altro che sia stato prescritto dal medico pediatra), se siete in difficoltà provate ad adottare le strategie suggerite in questo post e non esitate a chiedere aiuto.

Un estratto di quanto spiegato qui lo trovate sull’intervista che ho rilasciato per il canale mamme de lastampa.it

http://www.lastampa.it/2013/09/20/societa/mamme/educazione-e-formazione/capricci-a-tavola-lNBHldH1vK5w9sfPYHgDhO/pagina.html